Cucinata
Antonella Anedda e le sue capacità
Sono state tante le volte in cui mi sono accorto di non saper cucinare: quando faccio il curry non mi viene mai bene, una volta, per scongerarle, ho annegato le Spinacine in dell’acqua tiepida che non ha fatto altro che separare la panatura dalla carne e non ha cotto nulla, non so minimamente risottare la pasta facendo quel movimento-di-polso-da-video-di-italia-squisita, non ho alcuna idea di come si cucini il pesce e ho fatto la peggior Norma che la mia ragazza abbia mai dovuto mangiare perché non ho cotto le melanzane.
Per questo, siccome sono un uomo nel patriarcato e quindi per me le gerarchie sono trascendentali come il Valore, ho sempre ammirato le persone che sanno cucinare come dei maghi, degli alieni, degli Ubermensch della manualità e li ho messi in cima alle mie classifiche di persone-che-scopano-di-più.
Quando fanno quella cosa per cui guardano dentro il frigo e in dispensa e pensano a un piatto, mi sento come all’inizio di The Prestige quando Michael Caine spiega le tre fasi di un trucco di magia.
Cerco anche di non indagare cosa li ha spinti a quella scelta, come hanno afferrato quell’idea di piatto tra tutte, perché penso che anche io avrei potuto avere quell’idea e che dovrei segnarmela, per poi tornare a comprare la salsa “Speck e Radicchio” del Conad. Molto buona.
Siccome ormai vivo da solo da quattro anni, ho dovuto imparare a cucinare almeno quello che di basilare serve per sopravvivere.
Ho imparato che senza pomodoro in Italia non fai un cazzo, che la carne è costosissima e che il pesce diventa un miraggio lontano.
Cucinare mi piace tantissimo, anche se faccio cacare, come mi piace suonare il pianoforte, la batteria, giocare a basket e a calcio. Sono nella fascia terribile/mediocre in tutti questi interessi.
E ammiro con una profondità enorme chi riesce a compierli senza incazzarsi, senza fare errori, senza ESITARE nelle scelte.
Ma la faccenda che più mi fa smattare è che non sono mai nervosi.
Io non riesco a smettere di pensare agli errori che ho fatto, mi incazzo, sbaglio e sbagliando precludo la possibilità di ritornare sul tracciato giusto.
Questa fluidità, anche nelle cose che mi vengono bene, non esiste. Devo tormentarmi.
Non vorrei suggerire che chi ha una manualità spiccata vive come un cyborg senza problemi, tranquillo per la sua strada.
Ma che sono, in sintesi, fiduciosi in quello che fanno, sono ottimisti nei loro mezzi.
Non sono dei narcisisti.
Questa sensazione di fluidità e consapevolezza io la provo quando leggo Antonella Anedda. Uno scorrere speciale delle sue parole, un gesto irripetibile.
Le sue poesie si leggono con una sorpresa impressionante.
No, ma non andrà a parare lì e invece sì.
Prende il linguaggio, lo mescola, se lo porta al piede, lo lascia, lo riprende.
Scusate per la prossima similitudine, ma quando leggo Anedda io penso a un gol di Messi.
Non per dire che Anedda sia la più grande poetessa di sempre, cosa che invece Messi è nel suo campo, ma quando mi rendono conto della sua capacità di articolare il linguaggio, ho in mente questo:
Quando leggo Anedda mi sento un poetuncolo, rileggo i miei versi e mi sembrano scemi, vorrei scrivere come lei.
Quel passettino che fa Messi prima di tirare per mandare al bar l’ultimo difensore mi fa lo stesso effetto che mi fa “sentinelle sole” qui:
Correva verso un rifugio, si proteggeva la testa.
Apparteneva a un’immagine stanca
non diversa da una donna qualsiasi
che la pioggia sorprende.Non volevo dire della guerra
ma della tregua
meditare sullo spazio e dunque sui dettagli
la mano che saggia il muro,
la candela per un attimo accesa
e – fuori – le fulgide foglie.
Ancora un recinto con spine confuse ad altre spine
spine di terra che bruciano i talloni.Ciò che si stende tra il peso del prima
e il precipitare del poi:
questo io chiamo tregua
misura che rende misura lo spavento
metro che non protegge.Vicino a tregua è transito
da un luogo andare a un altro luogo
senza una vera meta
senza che nulla di quel moto possa chiamarsi viaggio
distrazione di visi contro i vetri
mentre batte la pioggia.Alla tregua come al treno occorre la pianura
un sogno di orizzonte
con alberi levati verso il cielo
uniche lance, sentinelle sole.


potrebbe essere il mio cesso preferito finora
La passione che traspare dalla brillantezza del tuo cesso é equiparabile all'ultimo passetto di Messi, l'amore per parole dimenticate, per i versi evocativi della poetessa della settimana é un segnale di nobiltà d'animo. Questi sentimenti sono i primi obbligatori passaggi per costruire una propria personalità, uno stile tipico e affrontare senza paura i marosi della sfida letteraria. Meglio nutrirsi della grandezza degli altri piuttosto che esser consapevoli dei propri limiti. D'altra parte vivere al di sopra delle proprie possibilità é il segreto di un'esistenza felice.