Nonostante
Amelia Rosselli e fare la rivoluzione
In una recente intervista Alessandro Gori, detto lo Sgargabonzi, ha detto questo:
La realtà è spesso dolorosa o, se va bene, noiosa, proprio per questo non mi ha mai interessato troppo comprenderla. E mi va benissimo così, non è un libro di testo obbligatorio. È molto meglio rifugiarsi nella propria stanza piena di giochi e dischi, insieme alle persone che ami e che la pensano un po’ come te piuttosto che esporsi forzatamente a questa situazione quantomeno frustrante.
David Lynch in un panel qualche anno fa, disse questo:
And this is part of the myth, I think; Van Gough did suffer. He suffered a lot. But I think he didn't suffer while he was painting. But he didn't need to be suffering, to do those great paintings. It's good for the artist to understand conflict and stress. It gives you ideas. Ideas can come from every place. But I guarantee you, if you have enough stress, you won't be able to create and if you have enough conflict, it will just get in the way of your creativity. It stands to reason: The more you suffer, the less you want to create. If you're truly depressed, they say, you can't even get out of bed, let alone create. It occupies the whole brain, poisons the artist, poisons the enrivorment; Little room for creativity.
I don't think it was pain that made [Vincent Van Gogh] great — I think his painting brought him whatever happiness he had.
La poesia di oggi è questa:
Ho venti giorni per fare una rivoluzione: ho altri venti giorni dopo la rivoluzione per conoscermi mio piccolo diario sentenzioso Tana per le fresche menti le parole, un pugno chiuso le garantisce la mia più imbattibile ragione d’essere. Il nemico le strappa le vesti la felicità è un micro-organismo nell’interno dell’infelicità nel cimitero non sa smettere di essere felice.
Questa serie di versi è stato scritta da Amelia Rosselli tra il 1966 e il 1977, in una raccolta che si chiama Appunti sparsi e persi, che non è una canzone di Ermal Meta del 2006.
A parte la consacrazione artistica e la possibilità di vivere in un ambiente culturalmente stimolante (buttali via), Amelia Rosselli non ha avuto una bella vita, : suo padre è morto quando lei aveva 7 anni (era Carlo Rosselli), la famiglia esiliata in Canada, la madre muore quando lei ha 19 anni, da sola inizia a studiare un po’ in giro, Stati Uniti e Inghilterra come il fratello John, torna in Italia come traduttrice, si innamora di Rocco Scotellaro, che muore a 30 anni di infarto, 3 anni dopo averla conosciuta, inizia a pubblicare le sue poesie, si ammala di Parkinson, anzi no di schizofrenia paranoide a 39 anni, vive i restanti 27 anni praticamente sola finché non si uccide l’11 febbraio (come Sylvia Plath che aveva tradotto e letto tantissimo) del 1996.
Questa poesia parla di “rivoluzione”, non è chiaro però se sia personale, politica o morale, Amelia Rosselli ci dice che ha venti giorni per farla, poi altri venti per conoscersi.
Ma arriviamo al punto di immaginarsi delle rivoluzioni.
Lynch, Sgargabonzi e Rosselli (dream blunt rotation) pensano tutti e tre la stessa cosa: l’artista non crea perché soffre, l’artista crea nonostante soffra, l’artista fa rivoluzioni nonostante intorno nessuno ne voglia sapere.
L’atto artistico è proprio la felicità che sorride nel cimitero. Il dolore non possiede nessuna qualità creatrice, ma solo negativa. Crea vuoti, vuoti da riempire o da lasciare. L’artista li riempie o li osserva, li rimanda, ma non è detto che debba soffrire, moltissimi scrittori hanno scritto i loro capolavori all’apice del loro successo, quando erano già affermati.
Amelia Rosselli quando usciva di casa vedeva questa cosa qua:

A questo punto verrebbe da dire, ma come fai a ammazzarti se scendi per strada e vivi al centro di una delle città più belle del mondo, sei la più grande poetessa italiana vivente e hai connessioni con tutto il mondo culturale italiano.
Non importa nulla di tutto questo, il dolore deforma tutto, non garantisce più nessun appiglio.
L’unica domanda che risuona nella testa è quella degli LCD Soundsystem alla fine di All My Friends (canzone 10/10):
Where are your friends tonight?
If I could see all my friends tonight
Quando l’angoscia troneggia, è giusto tornare nella propria “tana” dove si nasconde l’imbattile “ragione d’essere”, se ci si riesce, a volte il vento è troppo forte, trovare l’entrata è impossibile, quando sei vecchio e l’energie sono ancora meno è più difficile, forse.
Tutta questa mia manfrina la stessa Rosselli l’ha riassunta benissimo in due periodi:
La realtà è così pesante che la mano si stanca, e nessuna forma la può contenere. La memoria corre allora alle più fantastiche imprese (spazi versi rime tempi).
In mezzo a tutta la confusione e al dolore, probabilmente Amelia si sentiva bene quando scriveva versi, che per lei erano come note su un pentagramma, ecco perché lo faceva bene, perché le piaceva.
Se fai l’artista solo perché soffri, viene fuori una merda.
Ti deve piacere, ti devi divertire, almeno un po’.
Qui, in questa poesia, Rosselli si sta divertendo, se la leggete, si sente proprio.
Siccome l’arte si riduce sempre a un atto pratico, a un corpo che si muove, bisogna avere la forza per farlo.
E in fin dei conti non c’è alcuna vera motivazione di muoversi se non quella di creare un nuovo patto con la realtà, renderla più amichevole, di far rivoluzioni.

In effetti non c'é nulla che dia piu' felicità che la compiutezza di un'opera letteraria o artistica a prescindere dallo stato d'animo abituale dell'autore. Anch'io che mi diletto a scriver sublimi minchiate raggiungo livelli di profondo godimento una volta partorite nelle loro forme variopinte e rutilanti. Queste espressioni che posson sembrar effimere, inutili e prive di valore costituiscono invece medicine miracolose per il mal di vivere e, se ben sfruttate, sono anche armi per le rivoluzioni!